Dalla bioingegneria robotica ai sistemi di esazione del pedaggio, passando per videosorveglianza, cybersecurity e innovazione software: Andrea Oddera è una delle figure chiave di Aitek, testimone diretto di una trasformazione continua che ha accompagnato (e spesso anticipato) l’evoluzione tecnologica degli ultimi trent’anni. In qualità di CTO dell’azienda, ha guidato lo sviluppo di metodologie e infrastrutture in grado di rendere Aitek un punto di riferimento per affidabilità, sicurezza e capacità di adattamento. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere le tappe fondamentali di questo percorso e per parlare del futuro che attende la nostra azienda.
Andrea, partiamo dall’inizio: qual è stata la scintilla che ti ha portato in Aitek, e cosa ti ha motivato a restare e crescere qui?
“Il mio ingresso in Aitek risale al 1994, quando ho iniziato a lavorare come consulente, ma in realtà il mio coinvolgimento risaliva già al 1992, grazie ad alcuni progetti di ricerca finanziata. Arrivavo da un background tecnico, una laurea in bioingegneria e un’esperienza in laboratorio con risorse limitate ma tanta voglia di sperimentare. A chiamarmi fu Fabrizio Ferrari, con una proposta che univa la sfida tecnica alla costruzione di un team: creare un gruppo in grado di gestire progetti complessi con Autostrade. Ho accettato, lasciando una situazione stabile, perché mi piacciono le sfide e ho visto la possibilità di contribuire a qualcosa di concreto e duraturo.
Nel 1997 abbiamo vinto una gara importante che ci ha consentito non solo di consolidare la collaborazione con Autostrade, ma di strutturare un gruppo solido e competente. Da lì in poi, la crescita è stata continua, passando dal pedaggio alla videosorveglianza, al digital signage e all’espansione internazionale”.
Com’è cambiato nel tempo il tuo ruolo, anche alla luce dell’evoluzione tecnologica e delle nuove esigenze del mercato?
“Quando sono diventato Direttore Tecnico di Aitek ho avuto il compito di definire le linee guida per lo sviluppo software in azienda. È stato un percorso progressivo, che ha coinvolto strumenti, metodologie e soprattutto persone. Abbiamo introdotto processi condivisi, strutturato l’infrastruttura interna e promosso un approccio trasversale allo sviluppo: tutti i gruppi di lavoro devono potersi muovere all’interno dello stesso ecosistema tecnico.
Con il tempo, oltre alla componente tecnologica, si è resa sempre più centrale la dimensione organizzativa: la capacità di trasmettere visione, spiegare obiettivi, coinvolgere i responsabili e creare continuità tra i livelli aziendali. Oggi l’aspetto manageriale è imprescindibile: non si tratta solo di “fare tecnologia”, ma di farla funzionare bene insieme alle persone”.
Sicurezza e cyber security sono diventati temi centrali. Come li avete affrontati in Aitek, e cosa è cambiato negli anni?
“Siamo sempre stati molto sensibili al tema della sicurezza, anche quando ancora non si parlava di cyber security in senso stretto. Lavorando su sistemi critici – varchi autostradali, infrastrutture portuali, ferrovie e metropolitana – sapevamo che ogni malfunzionamento poteva avere conseguenze rilevanti. Per questo abbiamo sempre adottato metodologie di sviluppo rigorose, attente alla stabilità e alla protezione dei dati.
Oggi la sicurezza informatica è un aspetto fondamentale di ogni progetto. Seguendo l’approccio security-by-design, le nostre soluzioni sono progettate fin dall’inizio per essere intrinsecamente sicure: una metodologia di sviluppo software all’avanguardia che consente una maggiore protezione dei nostri sistemi da eventuali attacchi e vulnerabilità impreviste.
Con il tempo abbiamo formalizzato questi approcci attraverso la certificazione ISO 27001. Quando l’abbiamo ottenuta, molte delle buone pratiche erano già parte integrante del nostro modo di lavorare. Oggi investiamo costantemente nella formazione interna, con corsi, simulazioni di phishing e piattaforme dedicate. Inoltre, la nostra infrastruttura è progettata per garantire sicurezza e continuità operativa anche in contesti di lavoro remoto, grazie a server centralizzati e ambienti di sviluppo controllati.
Anche se al momento non siamo obbligati a conformarci alla nuova direttiva europea NIS2 sulla cybersecurity, ci stiamo preparando: preferiamo anticipare, piuttosto che rincorrere. E molti clienti lo riconoscono come valore aggiunto”.
Quali sono state le scelte tecnologiche che hanno segnato la differenza per Aitek negli ultimi anni?
“L’approccio che abbiamo scelto è sempre stato quello della sperimentazione guidata: prima testiamo, poi adottiamo internamente, infine proponiamo ai clienti. Questo ci ha permesso di mantenere il controllo sull’intero processo di sviluppo, pur utilizzando tecnologie cloud e strumenti innovativi.
Abbiamo costruito un’infrastruttura di sviluppo trasversale, centralizzata, accessibile da browser, che ci consente di garantire sicurezza, performance e rapidità nell’onboarding di nuovi colleghi. Oggi ogni sviluppatore lavora su moduli definiti, che vengono validati e integrati in una catena di sviluppo controllata e tracciabile. Questo modello ha aumentato l’efficienza e facilitato il lavoro in modalità ibrida”.
Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione di Aitek e il ruolo delle nuove generazioni?
“Mi auguro che Aitek continui a crescere mantenendo lo spirito che ci ha accompagnato fin dall’inizio: un forte senso di appartenenza, la voglia di costruire qualcosa insieme, la capacità di affrontare le sfide con entusiasmo. Per me – che sono qui da oltre trent’anni – questa azienda è una seconda famiglia. Oggi i giovani entrano in un contesto molto diverso: più digitale, più flessibile, ma forse anche più distante. Sta a noi accompagnarli, trasmettere valori e dare fiducia.
Abbiamo iniziato a coinvolgerli sempre più nei processi decisionali, lasciando spazio e autonomia. Non abbiamo mai imposto percorsi di carriera predefiniti: chi entra può crescere e contribuire alla governance. Ciò che conta è lo spirito con cui si affrontano le cose. Perché il futuro di Aitek – come è stato per il suo passato – si costruisce insieme, un progetto dopo l’altro“.


